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La crisi nella quale si dibatte il paese ha radici remote, e sul piano temporale e sul piano delle distanze territoriali. La lontana dinamicità dell’oriente asiatico, com’è noto, ha gradualmente investito, insieme al nuovo ruolo delle economie emergenti, i mercati della produzione in qualche modo assestati su equilibri consolidati e stanchi.
I Sistemi Paese che maggiormente hanno interpretato questo nuovo paradigma sono contraddistinti nella agilità e nella reattività.

Nel nostro sistema operano singoli soggetti economici, più o meno complessi sotto il profilo organizzativo, che appartengono al settore privato, e soggetti pubblici.
È un sistema composto, del quale si può dire, su un piano strettamente tecnico, occorra estrarre il potenziale positivo degli uni e degli altri.
Noi, imprenditori e professionisti della formazione, vicini al mondo del lavoro ed interpreti di una forte volontà di partecipazione, riteniamo di poter svolgere un ruolo attivo, diverso e superiore da quello assegnatoci dal quadro regolativo vigente.

Vedete, la formazione se è chiamata a trasmettere saperi teorici e pratici, ancor prima è una leva strategica orientata al futuro.
Agli operatori della formazione si deve chiedere – si può pretendere – che anticipino le modificazioni, potendo coglierne le più precoci manifestazioni sia dai comportamenti organizzativi sia dalle reazioni individuali. Senonchè, non si può ragionevolmente ritenere che siano sufficienti intuizioni di valenze microeconomiche. Se vogliamo proiettare la formazione nel quadro delle manovre necessarie della politica economica, è indispensabile che gli operatori della formazione cooperino alla elaborazione di politiche macroeconomiche, mettendo in comune l’enorme quantità di informazioni che esse sono in grado di raccogliere.

Ciò che è stato fatto finora non è sufficiente. La formazione, le sue aziende, i suoi professionisti sono stati mediati nell’ambito di organizzazioni di rappresentanze di interessi “altri”, produttivi o commerciali, verso i quali la formazione è stata ritenuta subordinata.
È, verosimilmente, maturo il tempo dell’autonomia della funzione di formazione.
Non sarà, è chiaro, una variabile indipendente; tuttavia, le dovrà essere riconosciuta una copertura d’ordine strategico.

Siamo certi che alla formazione ben si attaglia il principio di sussidiarietà: la formazione e i suoi operatori sono gli strumenti operativi più vicini alle esigenze di adattamento al futuro delle persone, delle aziende, del paese.
Le è dovuta una forte iniziativa aggregativa ed integrativa, arricchita dai canoni caratteristici degli operatori della formazione: innovatività, controllo dei risultati, aggiornamento permanente, produttività.

Per questo c’è bisogno di una organizzazione di rappresentanza dinamica, di alto profilo, non ripiegata su difese corporative ma aperta al confronto con tutti i soggetti dell’economia.
Per questi diamo vita a UNIONFORMAZIONE.

 
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